Premessa
Il Codice della crisi d’impresa non chiede all’imprenditore di accorgersi della crisi quando la situazione è ormai compromessa.
Chiede, prima ancora, di organizzare l’impresa in modo da rilevare tempestivamente gli squilibri e assumere iniziative adeguate.
È questo il senso dell’art. 3 CCII, dedicato all’adeguatezza delle misure e degli assetti in funzione della rilevazione tempestiva della crisi d’impresa.
La norma non introduce soltanto un principio generale. Indica anche alcuni segnali concreti che l’impresa deve essere in grado di intercettare: debiti verso dipendenti, fornitori, banche e creditori pubblici qualificati.
Questi segnali non devono essere letti come una diagnosi automatica di crisi. Devono essere letti, piuttosto, come indicatori che impongono un approfondimento.
Perché i segnali dell’art. 3 CCII sono importanti
In molte imprese la crisi non emerge all’improvviso.
Prima compaiono ritardi nei pagamenti. Poi si riduce la liquidità disponibile. Gli affidamenti bancari vengono utilizzati stabilmente. Alcuni fornitori iniziano a sollecitare. Le scadenze fiscali e contributive vengono rinviate. La gestione di cassa diventa sempre più selettiva. Ne abbiamo parlato nell’articolo precedente.
Se questi elementi vengono osservati singolarmente, possono sembrare episodi gestibili. Se vengono letti insieme, mostrano una traiettoria.
L’art. 3 CCII serve proprio a questo: trasformare dati amministrativi apparentemente ordinari in informazioni utili per capire se l’impresa sta mantenendo il proprio equilibrio economico-finanziario.
I – Retribuzioni scadute
Il primo segnale riguarda i debiti per retribuzioni.
La norma richiama l’esistenza di debiti per retribuzioni scaduti da almeno trenta giorni pari a oltre la metà dell’ammontare complessivo mensile delle retribuzioni.
Il ritardo nel pagamento dei dipendenti è uno dei segnali più delicati, perché incide direttamente sulla continuità operativa e sulla tenuta organizzativa dell’impresa.
Non si tratta soltanto di un problema finanziario. Quando l’impresa non riesce a rispettare il ciclo ordinario delle retribuzioni, significa che la tensione di cassa ha già raggiunto una soglia particolarmente sensibile.
II – Debiti verso fornitori
Il secondo segnale riguarda i fornitori.
L’art. 3, comma 4, lett. b), CCII richiama l’esistenza di debiti verso fornitori scaduti da almeno novanta giorni di ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti.
Questo dato è importante perché consente di distinguere il normale debito commerciale dal debito scaduto che si sta accumulando.
Ogni impresa ha fisiologicamente debiti verso fornitori. Il punto è capire se quei debiti rientrano nel normale ciclo di acquisto e pagamento oppure se una parte crescente del passivo commerciale è ormai fuori scadenza.
Quando lo scaduto diventa superiore al debito non scaduto, l’impresa sta finanziando la propria attività attraverso il rinvio dei pagamenti ai fornitori.
III – Banche e intermediari finanziari
Il terzo segnale riguarda le esposizioni verso banche e altri intermediari finanziari.
La norma considera rilevanti le esposizioni scadute da più di sessanta giorni o che abbiano superato da almeno sessanta giorni il limite degli affidamenti ottenuti, purché rappresentino complessivamente almeno il cinque per cento del totale delle esposizioni.
Questo segnale deve essere letto con attenzione.
Una rata non pagata, uno sconfinamento persistente o un utilizzo stabile degli affidamenti al limite massimo indicano che l’impresa potrebbe non disporre più di margini finanziari sufficienti.
In questi casi non basta domandarsi se la banca continuerà a tollerare la situazione. Occorre verificare se l’indebitamento complessivo è ancora sostenibile rispetto ai flussi prospettici.
IV – Creditori pubblici qualificati
Il quarto segnale rinvia alle esposizioni debitorie previste dall’art. 25-novies CCII, relative ai creditori pubblici qualificati.
Si tratta, in particolare, di posizioni verso INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Anche in questo caso il dato non va letto soltanto come debito fiscale o contributivo. Il mancato pagamento di imposte, contributi o premi assicurativi può indicare che l’impresa sta utilizzando il differimento dei versamenti come forma impropria di finanziamento.
È un segnale che richiede attenzione, soprattutto quando si somma a ritardi verso fornitori e tensioni bancarie.
La checklist non sostituisce la valutazione
Per rendere più semplice una prima autoverifica, POLARIS ha predisposto una checklist base dedicata ai segnali dell’art. 3 CCII.
Scaricala qui —> Checklist_art_3_CCII_segnali_crisi_POLARIS – Light
Il file consente di raccogliere alcuni dati essenziali:
- retribuzioni scadute;
- debiti verso fornitori scaduti e non scaduti;
- esposizioni bancarie scadute o fuori affidamento;
- presenza di posizioni rilevanti verso creditori pubblici qualificati.
La checklist non attribuisce un punteggio e non formula una diagnosi automatica. Questa scelta è intenzionale.
La crisi d’impresa non può essere valutata con un semplice semaforo. Il superamento di una soglia è un segnale da approfondire, non una conclusione definitiva. Allo stesso modo, il mancato superamento di una soglia non esclude la presenza di altri squilibri economici, patrimoniali o finanziari.
Come utilizzare la checklist
La checklist può essere utilizzata come primo strumento di lettura interna.
Può essere utile all’amministratore, al responsabile amministrativo o al professionista che assiste l’impresa per verificare se alcuni indicatori richiedono un approfondimento.
È opportuno compilarla avendo a disposizione dati aggiornati, tra cui:
- situazione contabile fornitori;
- scadenzario clienti e fornitori;
- esposizioni bancarie;
- andamento degli affidamenti;
- posizioni fiscali e contributive;
- prospetto di tesoreria.
Il risultato deve poi essere collegato a una valutazione più ampia: sostenibilità dei debiti, prospettive di continuità, flussi di cassa attesi e adeguatezza degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili.
Cosa fare se emerge un segnale
Se uno o più segnali risultano presenti, la risposta corretta non è necessariamente l’accesso immediato a uno strumento di regolazione della crisi.
Il primo passaggio è capire la natura del problema.
Occorre verificare se la tensione deriva da un disallineamento temporaneo di cassa, da ritardi negli incassi, da margini insufficienti, da investimenti non sostenuti da adeguata finanza, da debiti pregressi accumulati o da un modello economico che non genera liquidità sufficiente.
Solo dopo questa analisi è possibile valutare le iniziative più adeguate.
In alcuni casi può essere sufficiente rafforzare il controllo di tesoreria e negoziare piani di rientro sostenibili. In altri casi può essere necessario ristrutturare l’indebitamento, coinvolgere le banche, valutare nuova finanza o considerare strumenti di regolazione della crisi.
Conclusioni
I segnali dell’art. 3 CCII non devono essere letti come adempimenti formali.
Sono dati che aiutano l’impresa a capire se la gestione ordinaria sta producendo tensioni che possono compromettere la continuità.
Retribuzioni scadute, debiti verso fornitori, esposizioni bancarie deteriorate e posizioni verso creditori pubblici qualificati non sono soltanto voci contabili. Sono informazioni sulla capacità dell’impresa di rispettare i propri impegni.
Per questo vanno monitorati con metodo, letti insieme ai flussi prospettici e inseriti in una valutazione complessiva degli assetti e della sostenibilità finanziaria.
POLARIS assiste imprese, amministratori e organi sociali nella lettura dei segnali di crisi, nella verifica degli assetti e nella costruzione di percorsi di prevenzione e gestione della tensione finanziaria. Scopri di più.